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Il mondo non si ascolta solo con le orecchie. Riscopri la tua narrazione interiore.

Esiste una lingua che non passa attraverso la voce, ma che attraversa interamente il corpo, i sensi e lo spazio. È una lingua che non usa i suoni, ma le immagini, i gesti, le espressioni del volto. Siamo così abituati a riempire le nostre giornate di parole dette, scritte, digitate sullo schermo, che spesso dimentichiamo lo strumento comunicativo più potente e puro che possediamo: il nostro corpo.

Nel mio percorso come arteterapeuta e nel mio lavoro quotidiano con la Lingua dei Segni, ho capito che comunicare è come dipingere. Per far arrivare un messaggio forte, autentico e indimenticabile, abbiamo bisogno di fare due cose che oggi facciamo sempre meno: osservare profondamente e accogliere la nostra unicità. Nasce da qui la mia pratica che utilizzo nell’esperienza: “Il Corpo che Narra: Tra Gesto Artistico e Lingua dei Segni”.

Che cos’è “Il corpo racconta”?

Non è una lezione teorica, né un corso di disegno. Non è un corso di lingua tradizionale. È un’esperienza creativa, un viaggio di un giorno in cui il corpo diventa il nostro pennello e lo spazio intorno a noi si trasforma in una tela in cui noi siamo immersi dentro, espressiva ed emozionante.

Attraverso elementi della natura, l’esperienza artistica e un primo e affascinante avvicinamento alla Lingua dei Segni Italiana (LIS), in maniera divertente e originale, esploreremo le straordinarie potenzialità del canale visivo-gestuale.

Hai mai provato a descrivere la forma di una foglia usando solo le mani? A diventare il movimento di un albero intero, insieme a un bosco di altre persone, senza la paura del giudizio o di sentirti sotto i riflettori?

Quando impariamo a “sentire” e a interiorizzare ciò che ci circonda in questo modo, la conoscenza e la consapevolezza di sé diventano più profonde e autentiche. E l’unicità di ciascuno smette di essere un limite, trasformandosi nella risorsa più preziosa del gruppo.

A chi è rivolto?

A tutti. Davvero a tutti. Questo laboratorio è un dono prezioso per chiunque: per persone sorde, per persone udenti, per chi lavora nel sociale, per gli amanti dell’arte o semplicemente per chi sente il bisogno di staccare la spina dal rumore di fondo della quotidianità e riscoprire una parte di sé dimenticata. Non servono competenze artistiche né una conoscenza precedente della LIS. Serve solo la curiosità di mettersi in gioco.

Dalla meraviglia silenziosa dell’accoglienza, fino al poetico rituale finale in cui ci saluteremo donandoci reciprocamente un gesto, riscopriremo la comunicazione nella sua forma più pura e inclusiva.

📅 DETTAGLI E PRENOTAZIONI

I posti per questa esperienza sono limitati per garantire a ogni partecipante lo spazio fisico ed emotivo necessario per esprimersi al meglio.

  • Dove: presso Atelier “Bonafede Art Lab” Via Fra Bartolomeo 54 B Prato o nelle scuole, istituzioni culturali e musei….
  • Quando: Data da concordare
  • Cosa portare: Abbigliamento comodo e la voglia di guardare il mondo con occhi nuovi.

Scrivimi per ricevere tutte le informazioni sui costi e le modalità di partecipazione.

L’origine della pratica Arte e Lingua dei Segni

Le esperienze che uniscono l’Arte e la Lingua dei Segni sono frutto di una personale e continua ricerca. La conoscenza della Lingua dei Segni ha portato una grande trasformazione nella mia vita, sia come artista (sono una pittrice da che mi ricordo) sia nel mio lavoro nei musei come Arteterapeuta ed Educatrice. Si tratta di immergersi in un flusso, in un processo creativo e immaginativo che permette di scoprire in prima persona l’esistenza di altri modi di comunicare aldilà delle parole. Esiste una vera e propria lingua, con regole grammaticali, dialetti e una ricchezza lessicale straordinaria che, a differenza delle lingue vocali che usano un canale uditivo, utilizza un altro canale: quello visivo gestuale.

Nella mia ricerca, il gesto pittorico e il corpo non sono elementi accessori: sono la base della mia pratica artistica che utilizzo in ogni campo del mio lavoro.

Dipingo con mani che segnano, che si muovono nello spazio e raccontano, dialogano, non solo con il colore e la tela ma con il silenzio, l’assenza di voce, la presenza delle emozioni. Mi piace che l’esperienza che viene fuori naturalmente diventi poesia di movimento, costruisca un ponte tra mondi diversi: dando voce all’inesprimibile a parole e regalando silenzio là dove le parole non servono. Nel dipingere, nel muovermi, nel segnare, nel respirare, esploro come tutto questo possa entrare nella tela, in uno spazio scenico e lo spazio scenico è la vita.

Arte e vita si fondono.