L’Associazione nasce con l’obiettivo primario di tutelare, conservare, valorizzare e diffondere l’eredità artistica e la ricerca multidisciplinare del Maestro Luciano Nardini (in arte Bonafede), integrando la sua filosofia d’arte artigianale con pratiche relazionali, inclusive e ad alta accessibilità per il benessere della comunità. Le attività saranno accessibili per le persone sorde con servizio ITA/LIS.
OBIETTIVI SINTETICI E ATTIVITÀ ISTITUZIONALI
Conservazione e Valorizzazione dell’Eredità Artistica:
Archiviazione, catalogazione scientifica e digitalizzazione del corpus di opere del Maestro Luciano Nardini.
Progettazione e pubblicazione del Catalogo Ragionato delle opere e di materiali editoriali dedicati.
Ricerca, mappatura e tracciamento sul territorio delle opere diffuse private e pubbliche.
Gestione della Galleria Memoriale e Spazio Espositivo:
Gestione di uno spazio galleria/atelier aperto al pubblico, inteso come luogo vivo di incontro e dialogo sulle arti, esposizione permanente e temporanea, e promozione culturale.
Promozione della Manualità e dell’Artigianato d’Arte:
Organizzazione di laboratori pratici, workshop ed esperienze espressive (disegno, pittura, fiber art, modellazione e lavorazioni artigianali) orientate alla riscoperta del “saper fare” manuale come strumento di creazione di comunità, per contrastare l’isolamento sociale, strumento di crescita personale, consapevolezza e benessere.
Inclusione Sociale e Accessibilità Linguistico-Culturale:
Progettazione di percorsi artistici e culturali accessibili, fruibili anche in Lingua dei Segni Italiana (LIS), volti all’integrazione di fasce fragili, persone sorde e comunità locali.
Rete Territoriale, Formazione ed Eventi:
Collaborazione con Enti pubblici, musei, scuole, fondazioni e associazioni del Terzo Settore per la realizzazione di progetti interdisciplinari, eventi culturali e progetti di space/event design.
Nella scuola primaria lavorare con le mani è qualcosa che crea grande stimolo senso-motorio e relazionale. I bambini comunicano tra loro in maniera potente senza bisogno di parole: un gesto immediato e primordiale come l’impronta della mano si trasforma nella struttura di una grande opera collettiva da rivivere una volta conclusa nell’osservazione insieme.
Dal corpo alla traccia: la scoperta della sagoma
Il percorso inizia con la percezione del proprio corpo. Prima ancora di toccare il colore, i bambini imparano a guardare le proprie mani: le dita come rami pronti ad aprirsi, il palmo come un tronco solido, le linee della pelle come venature della corteccia.
Attraverso l’uso delle sagome e il tracciamento dei contorni, ogni bambino prende consapevolezza della propria traccia unica. Appoggiare il palmo sul foglio, sentire il contatto delle diverse superfici, della tempera fresca sulla pelle e premere con decisione sul supporto, è un atto che unisce la stimolazione tattile alla meraviglia della creazione.
Ogni mano è una pianta, ogni pianta fa il bosco
Il valore di questo laboratorio sta nella transizione dal singolo all’insieme. Nessuna mano-pianta è uguale all’altra:
C’è chi ha scelto tonalità calde e terrose per creare fusti robusti.
Chi ha preferito sfumature verdi e brillanti, moltiplicando le impronte dei polpastrelli per simulare le chiome in fiore.
Chi ha integrato sagome di carta per dare tridimensionalità alle foglie.
Quando tutte le singole piante si avvicinano e rimangono una accanto all’altra su un unico grande pannello, il risultato è immediato: un bosco vibrante e condiviso.
Dimensione
Valore pedagogico ed esperienziale
Sensoriale & Motorio
Sviluppo della motricità fine, esplorazione della consistenza del colore e della pressione gestuale.
Identitario
Riconoscimento del proprio segno personale (l’impronta) come elemento unico e irripetibile.
Relazionale
Scoperta che il proprio lavoro non è isolato, ma contribuisce alla costruzione di un paesaggio comune.
Il valore del fare insieme
Vedere la propria impronta diventare parte integrante di una foresta comune offre ai bambini un messaggio potente: io ci sono con la mia identità, ma è solo insieme agli altri che posso creare un bosco, un habitat dove vivere insieme.
L’opera finita resta appesa in aula non solo come decorazione, ma come promemoria visivo di una comunità che cresce, mette radici e intreccia i propri rami giorno dopo giorno.
Quando si parla di Lingua dei Segni (LIS), la domanda più frequente che ci si sente rivolgere è quasi sempre la stessa: “A quante persone serve davvero?”.
È una domanda comprensibile, ma parte da una premessa sbagliata. La risposta corretta, infatti, non si misura contando il numero di persone sorde, ma valutando i benefici incalcolabili che la LIS offre all’intera società.
Diffondere la Lingua dei Segni significa fare un investimento concreto per costruire una comunità più intelligente, empatica e creativa.
Vuoi sapere perché?
Ecco perché la LIS è una risorsa preziosa per tutti, nessuno escluso.
1. Un superpotere per il cervello: sviluppo cognitivo e creatività
Imparare la LIS non significa semplicemente apprendere un nuovo codice o tradurre parole a gesti: significa trasformare radicalmente il modo in cui il nostro cervello elabora le informazioni e percepisce il mondo. E quando tutto questo avviene attraverso l’arte, l’esperienza diventa ancora più potente, profonda e divertente.
Potenziamento della memoria e della visualizzazione: La natura visivo-spaziale della Lingua dei Segni stimola in modo profondo la memoria visiva. Chi studia la LIS sviluppa una straordinaria capacità di immaginare concetti astratti in forma tridimensionale.
Allenamento al pensiero laterale: Nella LIS, uno stesso messaggio può essere espresso in modi differenti costruendo una vera e propria “scena” nello spazio. Questo processo allena la mente a cercare soluzioni creative e non convenzionali ai problemi quotidiani — proprio come fa un pittore quando sceglie i colori per la sua tela.
Capacità di analisi e sviluppo relazione e empaticoattraverso la strategia dell’impersonamento: Attraverso l’uso del corpo per diventare “altro da sé” (un animale, un oggetto o un’altra persona), si sviluppa una capacità di analisi e descrizione della realtà nettamente superiore a quella fornita dalla sola lingua parlata.
2. Riconnettersi con il corpo: consapevolezza ed espressività
Mentre la lingua parlata si affida quasi esclusivamente alla voce e al canale uditivo, la LIS utilizza l’intero corpo come “contenitore” e veicolo di concetti.
Una comunicazione più armonica: Con la LIS, corpo e pensiero si muovono all’unisono. Questo percorso rende gli udenti molto più consapevoli della propria gestualità e dell’enorme potenziale della comunicazione non verbale.
La “grammatica del volto”: Nella Lingua dei Segni, l’espressione facciale non è un semplice contorno, ma un vero e proprio elemento grammaticale fondamentale. Studiarla permette di migliorare l’efficacia comunicativa globale, insegnando a trasmettere emozioni, sfumature e intenzioni con assoluta chiarezza e autenticità.
3. Un impatto sociale profondo: inclusione ed empatia
Al di là dei singoli benefici individuali, la diffusione capillare della LIS agisce come un potente antidoto contro la solitudine e l’isolamento sociale.
Un’arma efficace contro il bullismo: Promuovere la LIS tra i più giovani favorisce un’apertura mentale capace di abbattere lo stigma della diversità. La paura dell’ignoto viene così sostituita dall’empatia, dal rispetto e dalla sensibilità verso le esigenze altrui.
Diventare cittadini attivi: Ogni persona che sceglie di imparare la LIS diventa una vera e propria “cassa di risonanza” nella società. Diventa un esempio concreto per gli altri, dimostrando che l’inclusione non è un concetto astratto o un dovere riservato solo a chi ha familiari sordi, ma una strada accessibile e arricchente per tutti.
In conclusione
La Lingua dei Segni non è solo un ponte per comunicare con la comunità sorda: è una chiave straordinaria per esplorare nuove dimensioni della nostra mente, del nostro corpo e delle nostre relazioni.
Avvicinarsi alla LIS significa fare un regalo a se stessi e, allo stesso tempo, contribuire a creare un mondo più aperto, accogliente e connesso.