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Le nostre mani mettono le radici: come un’impronta si trasforma in un bosco condiviso

Nella scuola primaria lavorare con le mani è qualcosa che crea grande stimolo senso-motorio e relazionale. I bambini comunicano tra loro in maniera potente senza bisogno di parole: un gesto immediato e primordiale come l’impronta della mano si trasforma nella struttura di una grande opera collettiva da rivivere una volta conclusa nell’osservazione insieme.

Dal corpo alla traccia: la scoperta della sagoma

Il percorso inizia con la percezione del proprio corpo. Prima ancora di toccare il colore, i bambini imparano a guardare le proprie mani: le dita come rami pronti ad aprirsi, il palmo come un tronco solido, le linee della pelle come venature della corteccia.

Attraverso l’uso delle sagome e il tracciamento dei contorni, ogni bambino prende consapevolezza della propria traccia unica. Appoggiare il palmo sul foglio, sentire il contatto delle diverse superfici, della tempera fresca sulla pelle e premere con decisione sul supporto, è un atto che unisce la stimolazione tattile alla meraviglia della creazione.

Ogni mano è una pianta, ogni pianta fa il bosco

Il valore di questo laboratorio sta nella transizione dal singolo all’insieme. Nessuna mano-pianta è uguale all’altra:

  • C’è chi ha scelto tonalità calde e terrose per creare fusti robusti.
  • Chi ha preferito sfumature verdi e brillanti, moltiplicando le impronte dei polpastrelli per simulare le chiome in fiore.
  • Chi ha integrato sagome di carta per dare tridimensionalità alle foglie.

Quando tutte le singole piante si avvicinano e rimangono una accanto all’altra su un unico grande pannello, il risultato è immediato: un bosco vibrante e condiviso.

DimensioneValore pedagogico ed esperienziale
Sensoriale & MotorioSviluppo della motricità fine, esplorazione della consistenza del colore e della pressione gestuale.
IdentitarioRiconoscimento del proprio segno personale (l’impronta) come elemento unico e irripetibile.
RelazionaleScoperta che il proprio lavoro non è isolato, ma contribuisce alla costruzione di un paesaggio comune.

Il valore del fare insieme

Vedere la propria impronta diventare parte integrante di una foresta comune offre ai bambini un messaggio potente: io ci sono con la mia identità, ma è solo insieme agli altri che posso creare un bosco, un habitat dove vivere insieme.

L’opera finita resta appesa in aula non solo come decorazione, ma come promemoria visivo di una comunità che cresce, mette radici e intreccia i propri rami giorno dopo giorno.

Oltre lo Spiraglio: Quando l’Arte apre le porte

“Quando le porte della percezione si apriranno, tutte le cose appariranno come realmente sono: infinite.”

Questa frase di William Blake, visionario poeta e pittore del Settecento, risuona attraverso i secoli come un invito magico. Ma cosa significa davvero”aprire” le porte di come vediamo il mondo?

Per molti, la realtà è ciò che tocchiamo, vediamo e sentiamo ogni giorno. È fatta di confini, definizioni, e spesso, di etichette scritte da altri. Ma per chi vive l’arte, o per chi sperimenta il mondo attraverso sensi e linguaggi diversi, quella “realtà” definita è solo uno spazio chiuso a chiave.

Nell’immagine che apre questo post, ho voluto rappresentare proprio questo momento di confine: la tensione tra il limite e l’infinito.

La “Porta Chiusa” è rappresentata dalle mie mani ed è il simbolo di tutto ciò che ci limita: i pregiudizi, la mancanza di comunicazione, la routine che ci anestetizza, o anche le barriere sensoriali e linguistiche che il mondo ci pone davanti.

Quella porta chiusa non è solo un oggetto; è uno stato mentale. È il vedere le cose come “finite”, separate, catalogate.

Ma subito dopo, c’è lo spiraglio.

Guardare Attraverso la Fessura: Il Momento della Scoperta

E’ proprio tra le mani/porta che c’è una fessura. Non è ancora una porta spalancata, è solo un taglio nella barriera. Ma è sufficiente. Blake scriveva che l’uomo si è chiuso fino a vedere tutte le cose attraverso le strette fenditure della sua caverna. Quel guardare non è passivo. È un atto di curiosità e di resistenza.

Attraverso quella fessura non vedo il mondo grigio che c’è “fuori”. Vedo luce, vedo il mio mondo interiore che preme per uscire. Ed è qui che la citazione di Blake diventa carne, colore e vita.

Le mie mani sono piene di colori, di vita. Quelle mani non hanno solo cercato lo spiraglio; hanno creato quel mondo che ora stanno guardando.

E dietro ci sono io, ma ci sono anche le mie opere. Sono immersa nella mia pittura. Non sto semplicemente davanti a una tela; vivo dentro il mio spazio creativo. I colori sui miei quadri non hanno confini netti, sfumano l’uno nell’altro, creando paesaggi dell’anima che non finiscono dove finisce la cornice.

Questo è l’Infinito per me.

Abbandonare l’idea che una sedia sia solo una sedia, o che un silenzio sia solo assenza di suono. Aprire le porte della percezione significa usare l’arte e l’espressione (che sia visiva, segnata, pittorica o scritta) per abbattere i muri della routine e vedere la connessione, infinita e vibrante che lega ogni cosa.

Quando dipingo, o quando comunico in LIS, io spalanco le mie porte. E in quel momento, non ci sono più chiusure. Solo un flusso infinito di possibilità.

E voi?

  • Quali sono le “porte chiuse” che sentite limitare la vostra percezione oggi?
  • C’è un momento, un’attività o un’arte che vi permette di guardare attraverso lo spiraglio e vedere l’infinito?

Condividete i vostri pensieri nei commenti.