Archivio mensile:Gennaio 2011

Tecnica per scolpire un sentimento

 

I modelli in gesso di Lorenzo Bartolini, visibili per la prima volta presso le Antiche Stanze di Santa Caterina a Prato, non costituiscono l’opera conclusa ma, al pari di schizzi preparatori, sono il passaggio intermedio tra l’ idea di base e il capolavoro finito.

Strumenti in legno di Lorenzo Bartolini

In particolare le statue del Bartolini, che fu uno dei più famosi ritrattisti, richiesto dai più illustri personaggi del suo tempo, venivano realizzate dopo un metodico e precisissimo studio.
Innanzitutto dal primo progetto su carta, si procedeva ad una prima modellazione in argilla di ciò che si voleva realizzare. Gli strumenti in legno presenti nella teca di cristallo, all’inizio del percorso espositivo, erano usati dallo scultore per modellare la creta, tra questi si trovano stecche di vario tipo: a punta, piatte o stondate. Per lisciare le superfici e portare via il materiale in eccesso, infine. veniva usato un raschietto, una specie di pettine con denti molto corti.

Dalla forma in argilla si otteneva un calco, colando del gesso tutto intorno all’opera e lasciando delle intercapedini per l’apertura dello stesso. Il calco è cioè il “negativo” dell’opera in argilla ed è costituito da almeno due parti anche se, chiaramente, più complesso e articolato è il modellato, più numerosi devono essere i tasselli che lo compongono. Solitamente i particolari fragili, come il naso, venivano ottenuti con un calco a parte.
Il modello quindi si otteneva nuovamente colando del gesso questa volta all’interno del calco precedentemente ottenuto, per averne il “positivo”. Una volta rappreso il gesso il calco poteva essere aperto. Per non fare attaccare il gesso colato alla forma, su quest’ultima, veniva steso del distaccante, una materia di natura oleosa, un po’ come si fa per le teglie prima di mettere il composto della torta in forno. Alcuni modelli presentano ancora tracce di questa sostanza sulla superficie, come si vede in alcune macchie sulla capigliatura e sulla bocca del busto di Cassandra Luci, la Principessa Poniatowski, o sul “Sonno dell’Innocenza”, presenti in mostra.

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Quello sguado verso il cielo

Lorenzo Bartolini "La Fiducia in Dio" - 1837
Lorenzo Bartolini “La Fiducia in Dio” – 1837

Mi lascio cadere sul pavimento, in ginocchio, le mani unite sulle gambe, le spalle rilassate, la schiena ricurva e guardo il cielo…

Una posizione questa che, almeno una volta nella vita assumiamo, o per disperazione o per stanchezza. L’opera più famosa di Lorenzo Bartolini, “La Fiducia in Dio”, ha insieme proprio questi due aspetti: una ricerca intima spirituale, attraverso una sorta di preghiera silenziosa, e la fisicità di un momento di abbandono.

Nel 1834 la nobildonna Rosa Trivulzio Poldi Pezzoli commissionò quest’opera allo scultore pratese in memoria del marito defunto e rappresenta il suo abbandono totale nella fede dopo il lutto. Si narra che l’artista prese spunto da una bellissima ragazza, una modella, che aveva posato per lunghe ore consecutive davanti agli artisti che la ritraevano. Il Bartolini decise però di non riprenderla in posa, ma nel momento nel quale lei si lascia andare alla stanchezza e, stravolta, si inginocchia, come a sospirare dopo tanta fatica.

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Bronzino. Pittore e poeta alla corte dei Medici

Agnolo Bronzino – Ritratto di Guidobaldo II Della Rovere 1532

Titolo della mostra: Bronzino. Pittore e poeta alla corte dei Medici

Spazio espositivo: Palazzo Strozzi
Luogo: Piazza degli Strozzi, 1 – Firenze
Data di inizio evento: 24 settembre 2010
Data di fine evento:23 gennaio 2011
Orari di apertura: tutti i giorni 9,00-20,00; giovedì ed, eccezionalmente, gli ultimi tre giorni (il 21, il 22 e il 23 di gennaio) 9,00-23,00

Prezzo biglietti: intero € 10,00, ridotto € 8,50, € 8,00, € 7,50, scuole € 4,00.
Promossa e Organizzata da: Ente Cassa di Risparmio di Firenze, Fondazione Palazzo Strozzi, Ministero per i Beni e le Attività Culturali, Soprintendenza PSAE e per il Polo Museale della città di Firenze.
Curatori della mostra e del catalogo: Carlo Falciani e Antonio Natali
Genere: pittura, scultura – Cinquecento

Ultimissimi giorni della splendida mostra dedicata al Bronzino, prima mostra monografica, quindi interamente dedicata a questo artista, tenutasi a Firenze, dove egli visse per quasi tutta la sua vita, tranne brevi e pochissimi viaggi. Lo scopo di questo viaggio nell’affascinante mondo di questo artista è quello non solo di presentare un’occasione davvero unica di vedere opere ad una distanza fortemente ravvicinata, ma anche quella di riflettere sull’artista e sul suo tempo in maniera diversa dallo schematico inserimento critico in quella fase dell’arte cinquecentesca denominata comunemente “Manierismo”, una fase cioè di transizione tra Rinascimento, come trionfo di razionalità e di armonia, e Barocco, che è stato indicato, tra il Seicento e la metà del Settecento, come trionfo invece del grottesco e del bizzarro. Il filo del racconto, seguito nel presentare questo artista, è piuttosto legato allo splendore della corte dei Medici, di cui il Bronzino fu il principale ritrattista, immortalando i personaggi della famiglia fiorentina a partire da Cosimo il Vecchio, primo signore di Firenze, fino ad arrivare ad i suoi tempi, facendosi insostituibile portavoce dello splendore della corte di Cosimo I, che fu Duca di Firenze dal 1537 e poi Granduca di Toscana dal 1569.

Si inizia dagli anni che videro Bronzino giovanissimo allievo del Pontormo nel 1515 fino ad arrivare alle opere mature, quando si distacca completamente dal maestro per creare uno stile indipendente.

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