Oltre lo Spiraglio: Quando l’Arte apre le porte

“Quando le porte della percezione si apriranno, tutte le cose appariranno come realmente sono: infinite.”

Questa frase di William Blake, visionario poeta e pittore del Settecento, risuona attraverso i secoli come un invito magico. Ma cosa significa davvero”aprire” le porte di come vediamo il mondo?

Per molti, la realtà è ciò che tocchiamo, vediamo e sentiamo ogni giorno. È fatta di confini, definizioni, e spesso, di etichette scritte da altri. Ma per chi vive l’arte, o per chi sperimenta il mondo attraverso sensi e linguaggi diversi, quella “realtà” definita è solo uno spazio chiuso a chiave.

Nell’immagine che apre questo post, ho voluto rappresentare proprio questo momento di confine: la tensione tra il limite e l’infinito.

La “Porta Chiusa” è rappresentata dalle mie mani ed è il simbolo di tutto ciò che ci limita: i pregiudizi, la mancanza di comunicazione, la routine che ci anestetizza, o anche le barriere sensoriali e linguistiche che il mondo ci pone davanti.

Quella porta chiusa non è solo un oggetto; è uno stato mentale. È il vedere le cose come “finite”, separate, catalogate.

Ma subito dopo, c’è lo spiraglio.

Guardare Attraverso la Fessura: Il Momento della Scoperta

E’ proprio tra le mani/porta che c’è una fessura. Non è ancora una porta spalancata, è solo un taglio nella barriera. Ma è sufficiente. Blake scriveva che l’uomo si è chiuso fino a vedere tutte le cose attraverso le strette fenditure della sua caverna. Quel guardare non è passivo. È un atto di curiosità e di resistenza.

Attraverso quella fessura non vedo il mondo grigio che c’è “fuori”. Vedo luce, vedo il mio mondo interiore che preme per uscire. Ed è qui che la citazione di Blake diventa carne, colore e vita.

Le mie mani sono piene di colori, di vita. Quelle mani non hanno solo cercato lo spiraglio; hanno creato quel mondo che ora stanno guardando.

E dietro ci sono io, ma ci sono anche le mie opere. Sono immersa nella mia pittura. Non sto semplicemente davanti a una tela; vivo dentro il mio spazio creativo. I colori sui miei quadri non hanno confini netti, sfumano l’uno nell’altro, creando paesaggi dell’anima che non finiscono dove finisce la cornice.

Questo è l’Infinito per me.

Abbandonare l’idea che una sedia sia solo una sedia, o che un silenzio sia solo assenza di suono. Aprire le porte della percezione significa usare l’arte e l’espressione (che sia visiva, segnata, pittorica o scritta) per abbattere i muri della routine e vedere la connessione, infinita e vibrante che lega ogni cosa.

Quando dipingo, o quando comunico in LIS, io spalanco le mie porte. E in quel momento, non ci sono più chiusure. Solo un flusso infinito di possibilità.

E voi?

  • Quali sono le “porte chiuse” che sentite limitare la vostra percezione oggi?
  • C’è un momento, un’attività o un’arte che vi permette di guardare attraverso lo spiraglio e vedere l’infinito?

Condividete i vostri pensieri nei commenti.

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