Archivio mensile:Agosto 2026

Oltre lo Spiraglio: Quando l’Arte apre le porte

“Quando le porte della percezione si apriranno, tutte le cose appariranno come realmente sono: infinite.”

Questa frase di William Blake, visionario poeta e pittore del Settecento, risuona attraverso i secoli come un invito magico. Ma cosa significa davvero”aprire” le porte di come vediamo il mondo?

Per molti, la realtà è ciò che tocchiamo, vediamo e sentiamo ogni giorno. È fatta di confini, definizioni, e spesso, di etichette scritte da altri. Ma per chi vive l’arte, o per chi sperimenta il mondo attraverso sensi e linguaggi diversi, quella “realtà” definita è solo uno spazio chiuso a chiave.

Nell’immagine che apre questo post, ho voluto rappresentare proprio questo momento di confine: la tensione tra il limite e l’infinito.

La “Porta Chiusa” è rappresentata dalle mie mani ed è il simbolo di tutto ciò che ci limita: i pregiudizi, la mancanza di comunicazione, la routine che ci anestetizza, o anche le barriere sensoriali e linguistiche che il mondo ci pone davanti.

Quella porta chiusa non è solo un oggetto; è uno stato mentale. È il vedere le cose come “finite”, separate, catalogate.

Ma subito dopo, c’è lo spiraglio.

Guardare Attraverso la Fessura: Il Momento della Scoperta

E’ proprio tra le mani/porta che c’è una fessura. Non è ancora una porta spalancata, è solo un taglio nella barriera. Ma è sufficiente. Blake scriveva che l’uomo si è chiuso fino a vedere tutte le cose attraverso le strette fenditure della sua caverna. Quel guardare non è passivo. È un atto di curiosità e di resistenza.

Attraverso quella fessura non vedo il mondo grigio che c’è “fuori”. Vedo luce, vedo il mio mondo interiore che preme per uscire. Ed è qui che la citazione di Blake diventa carne, colore e vita.

Le mie mani sono piene di colori, di vita. Quelle mani non hanno solo cercato lo spiraglio; hanno creato quel mondo che ora stanno guardando.

E dietro ci sono io, ma ci sono anche le mie opere. Sono immersa nella mia pittura. Non sto semplicemente davanti a una tela; vivo dentro il mio spazio creativo. I colori sui miei quadri non hanno confini netti, sfumano l’uno nell’altro, creando paesaggi dell’anima che non finiscono dove finisce la cornice.

Questo è l’Infinito per me.

Abbandonare l’idea che una sedia sia solo una sedia, o che un silenzio sia solo assenza di suono. Aprire le porte della percezione significa usare l’arte e l’espressione (che sia visiva, segnata, pittorica o scritta) per abbattere i muri della routine e vedere la connessione, infinita e vibrante che lega ogni cosa.

Quando dipingo, o quando comunico in LIS, io spalanco le mie porte. E in quel momento, non ci sono più chiusure. Solo un flusso infinito di possibilità.

E voi?

  • Quali sono le “porte chiuse” che sentite limitare la vostra percezione oggi?
  • C’è un momento, un’attività o un’arte che vi permette di guardare attraverso lo spiraglio e vedere l’infinito?

Condividete i vostri pensieri nei commenti.

Incontrare la bellezza con occhi sordi: “Il Mangiatore di sole” di Joan Miró

Guarda Video in LIS con sottotitoli in italiano: https://youtube.com/shorts/PEbQmzXJqRU


Mi hanno sempre incuriosito le forme sintetiche di Joan Miró e la sua attrazione per il disegno infantile, una pittura capace di spogliarsi del superfluo per ritrovare l’essenza delle cose e la purezza della percezione.

C’è un’opera in particolare che incarna questo spirito: Il Mangiatore di sole, dipinta dall’artista spagnolo nel 1955. Con questo quadro, Miró ci racconta la sua passione per l’osservazione del cielo, per quel senso di spazio infinito popolato da forme libere: la luna, il sole, lo splendore delle stelle. Tutto questo ispira la sua ricerca visiva, portandolo a creare un personaggio curioso, dai grandi occhi spalancati.

Sono proprio quegli occhi così enormi a colpire: ricordano da vicino gli “occhi sordi”, lo sguardo di chi fa del canale visivo la propria porta primaria sul mondo. Gli occhi delle persone sorde, abituati a catturare ogni dettaglio, sfumatura o movimento, sono qui gli occhi del Mangiatore di sole: visioni cariche del desiderio di “assorbire” tutto ciò che le circonda — i colori del cielo e del mare, il calore e la bellezza della luce. Più osserva, più i suoi occhi si fanno grandi.

Questo personaggio rappresenta ognuno di noi nel momento in cui restiamo senza parole di fronte alla meraviglia. Quando guardi qualcosa con un incanto tale da non usare la voce, ma solo lo sguardo, per catturarla e portarla per sempre dentro di te come una luce.

Joan Miró, Le Mangeur de soleil (1955). Fonte: MoMA