Archivi categoria: La mia pratica: Percorsi Espressivi tra Arte e Lingua dei Segni

Perché la Lingua dei Segni è un dono per tutti (non solo per chi è sordo) 🤟✨

Quando si parla di progetti volti alla conoscenza e diffusione della Lingua dei Segni, la domanda che molte volte emerge è: “Ma quante persone sorde ci sono sul territorio? A chi serve davvero?”.

È una domanda che nasce da un malinteso comune: l’idea che la LIS sia solo uno strumento per colmare una mancanza e quindi strettamente associato ad una disabilità quale quella sensoriale legata all’udito. In realtà, la Lingua dei Segni è un’opportunità straordinaria per tutti. È un modo nuovo di vedere il mondo, di usare il corpo e di connettersi agli altri.

Ecco perché imparare la LIS fa bene a tutti, anche a chi ci sente benissimo e perché andrebbe diffusa a partire dalle scuole attraverso progetti mirati e perché è interessante farlo attraverso il potente mezzo dell’arte.

1. Una palestra per il cervello e per lo sguardo 🧠

Imparare la LIS non significa solo apprendere nuovi vocaboli o semplicemente “un’altra lingua”. Parliamo di una lingua a tutti gli effetti, dotata di proprie e complesse regole grammaticali, sintattiche e morfologiche, finalmente riconosciuta ufficialmente in Italia il 19 maggio 2021. Significa cambiare canale di comunicazione: passiamo dall’orecchio all’occhio e da questo a riconnetterci a tutto il corpo. Questo passaggio apre la mente a una forma di pensiero che generalmente ignoriamo. Praticare la LIS potenzia la memoria e la concentrazione, la capacità di visualizzazione e la capacità di vedere davvero ciò che abbiamo davanti. È un esercizio di “pensiero laterale”: in LIS non esiste una scelta rigida di parole, ma mille modi per costruire una scena nello spazio. È come essere un pittore che sceglie i colori o un attore che crea una scenografia dal nulla.

2. Il corpo come contenitore di idee 💃

Siamo abituati a comunicare quasi solo con la voce, dimenticando le potenzialità infinite del nostro corpo. La LIS ci restituisce questa consapevolezza. Il corpo diventa il contenitore dei concetti: pensiero e movimento danzano insieme in una comunicazione armonica. Inoltre, lavoriamo sull’espressività del viso, che nella LIS è un elemento grammaticale fondamentale. Senza l’espressione corretta, il segno perde significato. Imparare questo ci rende comunicatori migliori in ogni ambito della vita.

3. Empatia contro il bullismo: una società più “morbida” ❤️

Soprattutto tra i più giovani, la LIS è un potente antidoto all’isolamento. Non insegna solo una lingua, ma educa alla sensibilità verso l’altro. Sviluppa empatia, abbatte i pregiudizi sulla sordità e insegna che la diversità non è un limite, ma una ricchezza. Chi impara a “impersonare” una pianta, un animale o un elemento del paesaggio per descriverlo, impara letteralmente a mettersi nei panni di qualcun altro.

4. Rivoluzione in famiglia: l’effetto “Baby Signs®” 👶

I segni possono migliorare la comunicazione con i neonati udenti. Studi scientifici (come il programma Baby Signs®) dimostrano che apprendere i segni nella primissima infanzia riduce la frustrazione dei bambini, permettendo loro di esprimere bisogni prima ancora di saper parlare. Non solo: i bambini esposti alla LIS spesso imparano a parlare prima, sono più precoci nell’apprendimento e sviluppano una maggiore autostima. Molti nidi in tutta Italia stanno finalmente adottando questa pratica, riconoscendo nel segno un ponte prezioso che facilita l’interazione tra educatori, genitori e bambini. Introdurre la LIS fin dai primi mesi di vita non significa solo fornire uno strumento comunicativo anticipato, ma educare le nuove generazioni a una forma di ascolto visivo e profondo. È un investimento sull’empatia: insegnare a un bambino che esistono modi diversi per dire ‘mamma’, ‘fame’ o ‘paura’ significa prepararlo a un mondo dove la diversità non è una barriera, ma una risorsa. Imparare la LIS è un atto di libertà per tutti.

5. Diventare “una strada possibile” 🛣️

Ogni persona che sceglie di imparare la LIS, anche se non ha familiari sordi, diventa una cassa di risonanza. Diventa un esempio, un ponte, una ‘strada possibile’ per gli altri. Scegliere la LIS significa scegliere attivamente di costruire una società inclusiva, dove nessuno è lasciato solo nel suo silenzio. Scegliere di farlo attraverso la strada della sperimentazione dei linguaggi artistici aggiunge un valore ulteriore: trasforma l’apprendimento in un’esperienza viva e creativa. L’arte e la LIS condividono la stessa radice, fatta di corpo, spazio e sguardo. Utilizzare le arti visive e performative per avvicinarsi a questa lingua significa non solo imparare divertendosi e sperimentando, ma esplorare nuove possibilità espressive del proprio sé. In questo incontro, il segno smette di essere solo ‘traduzione’ e diventa creazione pura: un modo per abitare il mondo con una sensibilità diversa, dove l’estetica del movimento si fonde con la profondità del messaggio, rendendo l’inclusione non un dovere, ma un atto di bellezza condivisa.

Lingua dei Segni non linguaggio!!!

Quando ci si avvicina per la prima volta alla Lingua dei Segni quello che per prima cosa porta a riflettere è sul corretto utilizzo dei termini.

Spesso sentiamo dire “Linguaggio dei Segni” ma è corretto?

Parliamo di Lingua o di Linguaggio? Si tratta di “LINGUA DEI SEGNI”. Perché è una lingua?

Forse per rispondere a questa domanda occorre partire dalla differenza tra “lingua” e “linguaggio”.

Il linguaggio è quella capacità innata, universale e specifica che l’essere umano ha di comunicare e che è presente fin dalla sua nascita, essendo un essere relazionale per eccellenza. È una questione di sopravvivenza: quando nasciamo abbiamo bisogno degli altri per sopravvivere e fin da subito l’esigenza è quella di creare connessioni, sintonizzarci, passarci informazioni relative ai propri bisogni, desideri, interessi. Tutto questo lo si osserva molto bene se stiamo in contatto con un bambino preverbale. Il linguaggio è unico, identico per tutti i membri della specie (o delle specie, visto che anche gli animali hanno un linguaggio).

Quindi il linguaggio fa parte della “dotazione innata” che ogni membro della specie ha nel momento in cui viene al mondo, più o meno come siamo provvisti del fegato, naso, piedi, ecc. Allora sarebbe anche curioso chiederci dove si trova, nel nostro corpo, il linguaggio? Di quali organi si compone? Di cosa ha bisogno per funzionare?

Il linguaggio non ha una sede chiara ed unica nel nostro organismo (a differenza ad esempio dell’apparato digerente o respiratorio), ma sembra “distribuirsi” all’interno di esso (coinvolgendo, ad esempio, cervello, polmoni, cavità orale, naso (per le lingue verbali), braccia, mani, viso, busto (per lingue dei segni).

La lingua si differenzia dal linguaggio per essere un sistema concreto e storicamente determinato, costituito da un insieme di simboli relativamente arbitrari e di regole grammaticali che subiscono mutamenti nel tempo e che i membri di una comunità condividono e usano per interagire gli uni con gli altri, trasmettere le proprie idee, emozioni, sentimenti, la propria cultura tramandandola di generazione in generazione. Le lingue variano in base alle condizionamenti ambientali, sociali e culturali, proprio come avviene per il modo di vestire, per i gusti alimentari, ecc.

La comunicazione é composta da vari sottosistemi. I principali sistemi che compongono una lingua sono: il lessico, il sistema fonologico, la morfologia, la sintassi e la pragmatica. La Lingua dei Segni è una Lingua perché ha tutto questo solo che invece di usare il canale uditivo utilizza il canale Visivo-Gestuale.

Le lingue, al contrario del linguaggio, non sono congenite, ma apprendibili e anche la Lingua dei Segni si può apprendere con corsi esattamente come per tutte le altre lingue. Spesso è stata associata alla mimica o alla pantomima o ancora associata al gesticolare; in realtà, oltre a trattarsi di una lingua a tutti gli effetti, ha una ricchezza straordinaria e con La Lingua dei Segni possiamo trasmettere qualsiasi concetto, inoltre vi è la poesia in Lingua dei Segni, il Teatro…

Come abbiamo visto in questo brevissimo excursus la lingua dei segni NON è un linguaggio perché ha proprie regole grammaticali, sintattiche, morfologiche e lessicali. Si è evoluta naturalmente, come tutte le lingue e NON è universale. Vi sono tante lingue dei segni quante sono le varie comunità dei sordi nel mondo. Ciascuna comunità crea e sviluppa una sua lingua dei segni con caratteristiche peculiari, legate al gruppo di persone tra cui viene usata e ai bisogni comunicativi che deve assolvere. Perciò ogni paese al mondo ha la sua lingua ed esistono i dialetti e quindi le varianti che si possono incontrare spostandoci da una regione all’altra.

L’origine della pratica Arte e Lingua dei Segni

Le esperienze che uniscono l’Arte e la Lingua dei Segni sono frutto di una personale e continua ricerca. La conoscenza della Lingua dei Segni ha portato una grande trasformazione nella mia vita, sia come artista (sono una pittrice da che mi ricordo) sia nel mio lavoro nei musei come Arteterapeuta ed Educatrice. Si tratta di immergersi in un flusso, in un processo creativo e immaginativo che permette di scoprire in prima persona l’esistenza di altri modi di comunicare aldilà delle parole. Esiste una vera e propria lingua, con regole grammaticali, dialetti e una ricchezza lessicale straordinaria che, a differenza delle lingue vocali che usano un canale uditivo, utilizza un altro canale: quello visivo gestuale.

Nella mia ricerca, il gesto pittorico e il corpo non sono elementi accessori: sono la base della mia pratica artistica che utilizzo in ogni campo del mio lavoro.

Dipingo con mani che segnano, che si muovono nello spazio e raccontano, dialogano, non solo con il colore e la tela ma con il silenzio, l’assenza di voce, la presenza delle emozioni. Mi piace che l’esperienza che viene fuori naturalmente diventi poesia di movimento, costruisca un ponte tra mondi diversi: dando voce all’inesprimibile a parole e regalando silenzio là dove le parole non servono. Nel dipingere, nel muovermi, nel segnare, nel respirare, esploro come tutto questo possa entrare nella tela, in uno spazio scenico e lo spazio scenico è la vita.

Arte e vita si fondono.