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Inizia una grande storia: l’Associazione “Bonafede Art”

L’Associazione nasce con l’obiettivo primario di tutelare, conservare, valorizzare e diffondere l’eredità artistica e la ricerca multidisciplinare del Maestro Luciano Nardini (in arte Bonafede), integrando la sua filosofia d’arte artigianale con pratiche relazionali, inclusive e ad alta accessibilità per il benessere della comunità. Le attività saranno accessibili per le persone sorde con servizio ITA/LIS.

OBIETTIVI SINTETICI E ATTIVITÀ ISTITUZIONALI

  1. Conservazione e Valorizzazione dell’Eredità Artistica:
    • Archiviazione, catalogazione scientifica e digitalizzazione del corpus di opere del Maestro Luciano Nardini.
    • Progettazione e pubblicazione del Catalogo Ragionato delle opere e di materiali editoriali dedicati.
    • Ricerca, mappatura e tracciamento sul territorio delle opere diffuse private e pubbliche.
  2. Gestione della Galleria Memoriale e Spazio Espositivo:
    • Gestione di uno spazio galleria/atelier aperto al pubblico, inteso come luogo vivo di incontro e dialogo sulle arti, esposizione permanente e temporanea, e promozione culturale.
  3. Promozione della Manualità e dell’Artigianato d’Arte:
    • Organizzazione di laboratori pratici, workshop ed esperienze espressive (disegno, pittura, fiber art, modellazione e lavorazioni artigianali) orientate alla riscoperta del “saper fare” manuale come strumento di creazione di comunità, per contrastare l’isolamento sociale, strumento di crescita personale, consapevolezza e benessere.
  4. Inclusione Sociale e Accessibilità Linguistico-Culturale:
    • Progettazione di percorsi artistici e culturali accessibili, fruibili anche in Lingua dei Segni Italiana (LIS), volti all’integrazione di fasce fragili, persone sorde e comunità locali.
  5. Rete Territoriale, Formazione ed Eventi:
    • Collaborazione con Enti pubblici, musei, scuole, fondazioni e associazioni del Terzo Settore per la realizzazione di progetti interdisciplinari, eventi culturali e progetti di space/event design.

I miei deserti

Dalla serie “I miei deserti” – Acrilici su carta telata

“Ho imparato a rispettare i miei deserti, senza voler essere per forza, e sempre, un giardino fiorito.”

Ho incontrato questa frase di Emanuela Pacifici e l’ho sentita subito come una verità intima, necessaria. Da qui nasce il racconto di una serie di opere pittoriche dal titolo “I miei deserti”.

I miei deserti sono spazi infiniti, senza inizio né fine, come quelli della mente, del sogno, della meditazione. Sono luoghi interiori che parlano di silenzio e vastità, e raccontano quella sensazione che a volte ci attraversa davanti alla natura: un paesaggio immenso e maestoso che, con la sua potenza, è capace di azzerare tutto.
Le preoccupazioni, la frenesia quotidiana, l’affollamento della mente, la sensazione di sopraffazione, il peso dei “doveri” che la nostra società ci impone.

Una società che ci vuole tutti uguali, sempre perfetti, sempre sorridenti, sempre performativi. Al massimo.
Così finiamo per volerci anche noi: ci obblighiamo a essere in un certo modo per sentirci accettati, adeguati, all’altezza.

La pittura dei deserti nasce come uno spazio di resistenza a tutto questo. Insegna a riconoscere le nostre fragilità, ad accorgercene senza giudizio, a coccolarle e a prendercene cura. È un lavoro su sé stessi tutt’altro che facile o banale, perché nell’esperienza artistica, come nella vita, siamo spesso noi i primi a giudicarci, a pretendere di fare sempre “bene”, sempre il massimo, sempre qualcosa di “bello”.

Ma cosa significa davvero fare bene? E cosa significa fare del bello?

La pittura dei deserti allena alla consapevolezza che queste idee sono spesso astrazioni che ingabbiano la creatività e ci allontanano dalla possibilità di riconoscere la felicità. Una felicità semplice, presente, che esiste qui e ora: nel processo, nel movimento, nella sensazione del corpo e dei sensi.

Non si ha sempre voglia di sorridere.
Non si ha sempre voglia di essere forti, prestanti, luminosi.
Non si è sempre un giardino fiorito.

E va bene così.

Ama i tuoi deserti.
Immensi, silenziosi, poetici.

L’origine della pratica Arte e Lingua dei Segni

Le esperienze che uniscono l’Arte e la Lingua dei Segni sono frutto di una personale e continua ricerca. La conoscenza della Lingua dei Segni ha portato una grande trasformazione nella mia vita, sia come artista (sono una pittrice da che mi ricordo) sia nel mio lavoro nei musei come Arteterapeuta ed Educatrice. Si tratta di immergersi in un flusso, in un processo creativo e immaginativo che permette di scoprire in prima persona l’esistenza di altri modi di comunicare aldilà delle parole. Esiste una vera e propria lingua, con regole grammaticali, dialetti e una ricchezza lessicale straordinaria che, a differenza delle lingue vocali che usano un canale uditivo, utilizza un altro canale: quello visivo gestuale.

Nella mia ricerca, il gesto pittorico e il corpo non sono elementi accessori: sono la base della mia pratica artistica che utilizzo in ogni campo del mio lavoro.

Dipingo con mani che segnano, che si muovono nello spazio e raccontano, dialogano, non solo con il colore e la tela ma con il silenzio, l’assenza di voce, la presenza delle emozioni. Mi piace che l’esperienza che viene fuori naturalmente diventi poesia di movimento, costruisca un ponte tra mondi diversi: dando voce all’inesprimibile a parole e regalando silenzio là dove le parole non servono. Nel dipingere, nel muovermi, nel segnare, nel respirare, esploro come tutto questo possa entrare nella tela, in uno spazio scenico e lo spazio scenico è la vita.

Arte e vita si fondono.