Tutti gli articoli di ambra

Nicola de Maria al Museo Pecci di Prato protratta fino alla fine di marzo: a spasso tra i colori

Oggi andiamo a spasso tra i colori incredibili di Nicola De Maria, passando da una sala all’alltra del Museo Pecci a Prato.

L’arte di De Maria dialoga profondamente con l’ambiente che la contiene e molto spesso, in una sorta di esplosione sentimentale, le forme fuoriescono letteralmente dai limiti delle tele e, come dischi volanti, volano nello spazio, sulle nostre teste.

 

Rimaniamo un attimo rapiti, nella seconda sala, dall’ “Universo senza bombe”, titolo scritto in fondo all’opera in lettere che, come note musicali, si muovono all’interno di un pentagramma. Una natura incantata invade uno spazio che emana pace e gioia, un sogno, una sorta di preghiera per una possibile alternativa alle bruttezze del mondo reale: questo quello che l’arte di De Maria vuole essere. “Con i miei lavori vorrei cancellare la povertà, la malattia, l’ignoranza e la violenza. Dovrebbero essere così belli e splendenti da raggiungere questo fine. Se no, un pittore cosa ci sta a fare?”

I colori danno idea sempre di grande freschezza, soprattutto i suoi bellissimi paesaggi: montagne, colline, zone erbose che svelano a tratti nascosti misteriosi animali, tutto realizzato esclusivamente con il colore.

Al contrario di quanto ci potremmo immaginare queste opere, realizzate su cassette, quindi materiali di recupero, hanno un procedimento esecutivo estremamente lento, meditativo. L’artista cioè da un colore alla volta e lo lascia riposare, calmare, sulla superficie, prima di intervenire nuovamente. E’ proprio questo modo di lavorare le superfici che non provoca il cracklé, cioè quella naturale fessurizzazione del colore, quando si da molto corposo in un punto: non c’è dramma nemmeno fisico nelle opere di De Maria.

Continua la lettura di Nicola de Maria al Museo Pecci di Prato protratta fino alla fine di marzo: a spasso tra i colori

Monumenti all’uomo contemporaneo: Andrea Martinelli, Presente!

Per chi ama il genere del ritratto non può assolutamente perdersi la piccola mostra dedicata al grande artista pratese Andrea Martinelli che da giovedì 9 giugno si tiene alla Saletta espositiva Valentini a Prato. Tutto ruota intorno alla prima grande personale dell’artista allestita al Museo Pecci di Milano, realizzata in occasione della sua partecipazione al Padiglione Italia della 54a Biennale di Venezia a cura di Vittorio Sgarbi. Nella Saletta Valentini si è voluto creare una sorta di piccola sezione distaccata proprio nella città dove il Martinelli tutt’oggi, all’età di 46 anni, vive e lavora.

Purtroppo un difetto dell’esposizione pratese è la quasi assoluta mancanza di cartellonistica esplicativa e, anche se sicuramente le opere del Martinelli parlano da sole, scriverò a tutti gli interessati qualche curiosità sull’artista. Ad accoglierci, una volta entrati nella saletta, è il grande ritratto del nonno Dino.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Vi sono poi foto di Gianni Berengo Gardin e un video che ci danno un’idea dell’esposizione di Milano, con anche immagini sulla Biennale.

Martinelli nasce a Prato nel 1965, mostra da subito uno spiccato talento artistico e soprattutto un’eccezionale capacità di analisi della realtà che lo circonda che indaga in tutti i suoi aspetti, anche quelli più impercepibili ad un primo e frettoloso sguardo. Questa sua spiccata sensibilità viene così dall’artista incentivata attraverso un esercizio disegnativo costante ed insaziabile che lo porterà allo sviluppo di una tecnica eccezionale.

Si fa notare soprattutto a partire dal 1992-93, quando esce la sua serie di grandi carte dipinte, dal titolo “Senescenze”. Sono lavori molto impegnativi e spesso ci vogliono mesi prima di concluderne uno. Martinelli dirà “la lentezza è uno dei valori che l’uomo deve saper riconquistare. Lentezza significa aver voglia di capire e noi tutti dobbiamo sentire il bisogno di capire. Solo così possiamo rinascere”.

Continua la lettura di Monumenti all’uomo contemporaneo: Andrea Martinelli, Presente!

I giovani al Cassero di Prato: le “Pagliette, una storia in verde e nero”

Si è conclusa domenica 22 maggio l’evento che al Cassero medievale ha visto protagoniste le “Pagliette” dell’Istituto Buzzi di Prato. Erano presenti numerose foto, non solo recenti, degli studenti e degli eventi legati alle loro attività all’interno della città di Prato, ma anche foto “storiche” consegnate da ex studenti. Foto queste di rilevanza storica perché si è potuto osservare i cambiamenti dell’abbigliamento dagli anno 60 del secolo scorso ad oggi o le trasformazioni di importanti punti della città, come il Castello dell’Imperatore o il Palazzo Pretorio, che hanno fatto da sfondo alle foto di gruppo.

 

 

 

 

Si è creato così una sorta di dialogo tra la città, i cittadini e soprattutto i giovani. Ad attenderci all’entrata del trecentesco spazio del Cassero, è stato il tradizionale copricapo che ha dato il nome al gruppo di studenti che fanno parte della scuola, riprodotto in larga scala in legno.

Vi sono stati poi, oltre alle foto, costumi teatrali che raccontano dell’attività dell’associazione goliardica del Buzzi e documenti sulla fondazione di una scuola che rappresenta la continuità della storica tradizione tessile a Prato, come quella dedicata a Tullio Buzzi, presente anche lui all’inizio della mostra in un divertente busto con tanto di occhiali da sole.

Dal 1887 il Buzzi insegnò chimica e tintoria all’allora neoistituto che si chiamava “Scuola professionale di Tessitura e Tintoria”. Nel 1897, quando il Buzzi divenne direttore della scuola, questa iniziò ad assumere un’importanza rilevante non solo nell’ambito cittadino ma anche a livello nazionale, grazie alla sua trasformazione in un centro di cultura chimico/tessile. Molti tecnici riuscirono ad affermarsi in stabilimenti non solo toscani, arrivando a ricoprire anche incarichi direttivi, fino ad allora riservati a personale straniero. E’ da allora che alla scuola arrivarono studenti da ogni dove e, all’inizio del Novecento, oltre la metà degli iscritti proveniva da fuori regione a testimonianza della sempre crescente fama.

Continua la lettura di I giovani al Cassero di Prato: le “Pagliette, una storia in verde e nero”