Nicola de Maria al Museo Pecci di Prato protratta fino alla fine di marzo: a spasso tra i colori

Oggi andiamo a spasso tra i colori incredibili di Nicola De Maria, passando da una sala all’alltra del Museo Pecci a Prato.

L’arte di De Maria dialoga profondamente con l’ambiente che la contiene e molto spesso, in una sorta di esplosione sentimentale, le forme fuoriescono letteralmente dai limiti delle tele e, come dischi volanti, volano nello spazio, sulle nostre teste.

 

Rimaniamo un attimo rapiti, nella seconda sala, dall’ “Universo senza bombe”, titolo scritto in fondo all’opera in lettere che, come note musicali, si muovono all’interno di un pentagramma. Una natura incantata invade uno spazio che emana pace e gioia, un sogno, una sorta di preghiera per una possibile alternativa alle bruttezze del mondo reale: questo quello che l’arte di De Maria vuole essere. “Con i miei lavori vorrei cancellare la povertà, la malattia, l’ignoranza e la violenza. Dovrebbero essere così belli e splendenti da raggiungere questo fine. Se no, un pittore cosa ci sta a fare?”

I colori danno idea sempre di grande freschezza, soprattutto i suoi bellissimi paesaggi: montagne, colline, zone erbose che svelano a tratti nascosti misteriosi animali, tutto realizzato esclusivamente con il colore.

Al contrario di quanto ci potremmo immaginare queste opere, realizzate su cassette, quindi materiali di recupero, hanno un procedimento esecutivo estremamente lento, meditativo. L’artista cioè da un colore alla volta e lo lascia riposare, calmare, sulla superficie, prima di intervenire nuovamente. E’ proprio questo modo di lavorare le superfici che non provoca il cracklé, cioè quella naturale fessurizzazione del colore, quando si da molto corposo in un punto: non c’è dramma nemmeno fisico nelle opere di De Maria.

E poi immergendoci e lasciandoci catturare totalmente dai colori quando l’artista interviene direttamnte sulle pareti del Museo, ci sembra davvero strabiliante che De Maria abbia studiato in relatà non come pittore ma come psichiatra (professione che non eserciterà mai preferendo la carriera artistica), e forse un pò tutto si chiarifica facendoci capire da dove gli deriva quella sapienza della percezione visiva, del colore e dei suoi risvolti psicologici.

 

 

 

 

 

 

Arrivati alla fine, ci rendiamo conto che il nostro è stato realmente un viaggio, un’esperienza che ha coinvolto totalmente i nostri sensi: abbiamo chiaramente visto, ma sovente abbiamo avuto una vorace voglia di toccare e molte volte abbiamo assaporato il ricordo di un sapore e di un profumo, ci siamo lasciati incantare dalla poesia dei titoli delle opere e poi ci siamo addirittura trovati a ballare al ritmo convulso del rullante di una batteria pur nel silenzio meditativo del Museo.

Ma un viaggio come si deve non può non avere la valigia che poi, dimentichi abbiamo lasciato in un angolo a rendere agli altri preziosa testimonianza di quanto è bello lasciarsi andare all’arte e ai suoi colori. La serie delle valigie colorate di De Maria sono un pò questo, come ci parlano anche della vita dell’artista, nato nel 1954 a Foglianise, in provincia di Benevento, e emigrato insieme alla famiglia, ancora giovanissimo, a Torino dove ancor oggi vive e lavora. Ma quell’idea del viaggio, della partenza verso una meta ignota e misteriosa anche se affascinante, è rimasta come struttura di fondo di ogni opera di Nicola De Maria.

E in questo gioioso viaggio che ha davvero il potere di farci dimenticare per un momento le nostre preoccupazioni quotidiane, ecco che si ritrova tutta l’importanza che per Nicola De Maria ha la pittura: se davvero ha il compito di portare gioia allora va protetta e l’artista mette così a farlo dei veri e propri angeli custodi. Questo sono quei bastoncini bianchi intervallati da puntini rossi che molto spesso ricorrono nelle pitture di De Maria, come si vede nella bellissima “Lettera d’amore alle Muse che fuggono” che ci salutanell’ultima sala del Museo Pecci.

 

 

 

 

Informazioni utili per il viaggio:

La mostra, che doveva concludersi il 4 marzo è stata prolungata fino al 25 marzo 2012

Centro per l’Arte Contemporanea Luigi Pecci di Prato

Orari di apertura: 10-19 feriali e festivi, chiuso il martedì

Costi: intero 4 euro, ridotto 3 euro

Ore 17:00 di ogni sabato e domenica, visita guidata (compresa nel prezzo del biglietto). Per informazioni: tel. 0574-531835 [email protected]

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