In arrivo bella notizia per San Valentino: L’amore è eterno, non solo finché dura…

Può davvero esistere un amore eterno, che dura a dispetto del tempo e dello spazio, a dispetto addirittura della morte e dell’oblio?

Sarcofago degli sposi

Beh guardando i due sposini etruschi distesi sul loro letto/sarcofago, ritrovato a Cerveteri e conservato oggi al Museo di Villa Giulia a Roma, si direbbe proprio di sì. Già la stessa idea del tempo si perde guardandoli e pensando che ci arrivano dal VI secolo a.C. Ogni cosa ci parla del loro amore, in particolare i gesti affettuosi, che rivelano sicuramente anche un reciproco rispetto. Non esistono infatti gerarchie di sorta fra l’uomo e la donna ma sono sullo stesso piano. Del resto il ruolo della donna nella civiltà etrusca era assolutamente paritario all’uomo, a differenza invece di quanto fu per la civiltà greca e romana.

Il marito così appoggia dolcemente la mano sulla spalla della donna mentre, sorridendo, brindano al loro amore. Un tempo infatti, le loro mani dovevano reggere coppe e patere, piatti questi ultimi ampi e poco profondi, usati nell’antichità appunto per bere. Un’altra bella coppia, simile a questa di Villa Giulia, si trova al Museo del Louvre, solo che quelli non stanno bevendo ma dandosi il profumo sui polsi a vicenda. Con i nostri sposi invece ci ritroviamo immersi improvvisamente all’interno di una scena di festa e si tratta, niente meno, che del loro banchetto funebre. Per gli etruschi la morte era una cosa da festeggiare, il raggiungimento di una totale beatitudine, come si percepisce dai due volti così sereni, dopo gli affanni della vita. Era una fase nella quale non si abbandonava niente ma anzi venivano intensificati i momenti felici. Così le raffigurazioni dell’uomo dopo la morte dovevano rappresentare sostanzialmente delle prosecuzioni di ciò che di bello si fa nella vita quotidiana, come mangiare.

Ed anche il nutrimento, nella civiltà etrusca, non era semplicemente un’azione volta al sostentamento, ma una sorta di rituale, un momento sacro che andava consumato lentamente, magari meditando davanti a musici, danzatori e addirittura gare ginniche che facevano da contorno al tutto. Che differenza con i pasti dell’uomo di oggi, sempre così di corsa e che spesso si ritrova ignaro anche di cosa ha ingurgitato cinque minuti prima!

Tutto è estremamente sfarzoso a partire dai colori, in alcune parti ancor oggi conservati, che rivestivano completamente i corpi della coppia in terracotta. Già in epoca romana la raffinatezza, il buongusto e l’amore per le cose lussuose erano tutte caratteristiche riconducibili alla civiltà etrusca. Si arrivò addirittura a sostenere che gli etruschi si fossero estinti perché pensavano soltanto a tre cose: mangiare, bere e fare l’amore. Ci si scandalizzava anche del fatto che mangiassero due volte al giorno, da qui l’appellativo infamante di “gastriduloi”: schiavi del ventre, tanto che era popolare l’immagine dell’etrusco obeso.

Anche il cibarsi, riccamente adorrnati, non attorno ad un tavolo ma semidistesi sul “triclinio” cioè, tre letti a forma di T, da qui il nome, (un lato era lasciato libero per permettere il passaggio di coloro che servivano) è certo sinonimo di essere amanti del piacere e dell’agio. I nostri due sposi ci mostrano anche delle raffinate coperte ed un morbido cuscino, dai quali spuntano ricami ad onde. L’uso del triclinio per mangiare fu continuato e particolarmente amato anche dai romani. Certo, come in ogni epoca, la tavola dei poveri era molto più frugale di quella dei ricchi.

E cosa staranno bevendo così soddisfatti? Naturalmente del vino.

Molti reperti archeologici risalenti alla civiltà etrusca testimoniano del largo uso di questa bevanda in occasione di cerimonie e banchetti. Il vino rappresentava comunque l’elemento integrante della dieta mediterranea, anche perché molto energetico. Quando gli etruschi arrivarono nella penisola italiana (secondo la tradizione, tramandataci dallo storico greco Erodoto, provenivano dalla Lidia, cioè l’attuale Turchia anatolica meridionale), trovarono una terra adattissima alla coltivazione della vite, tanto che fu chiamata Enotria, cioè la terra del vino. Nelle tombe del Chianti sono stati ritrovati semi di vite che rivelano la loro provenienza dall’oriente. Gli etruschi usavano la “vite maritata”, cioè accoppiata, appoggiandola ad una pianta di olmo, affinché potesse crescere più forte, circondandola poi di siepi per essere protetta dagli animali.

Il Menù degli sposi:

Allora, di fronte a queste splendide persone senza tempo, potremmo far galoppare la nostra fantasia ed immaginarci anche cosa ci fosse d’altro a quel banchetto.

Perché non iniziare con un aperitivo fatto con vino forte, orzo, miele e formaggio grattugiato. Pensate che questa bevanda era considerata una vera e propria delizia e, tra l’altro, fra i tanti oggetti rinvenuti nei corredi funerari, è stata ritrovata anche una piccola grattugia di bronzo, usata forse per preparare tale ricetta.

Come primo piatto potremmo continuare con un Acquacotta, una ricetta la cui origine si perde davvero nella notte dei tempi ma che, pur con varianti fra le zone della Toscana, è sopravvissuta ancor oggi, forse anche per la sua straordinaria semplicità che l’ha fatta entrare nella “tradizione culinaria povera” ma, come per tutti prodotti di questa tradizione è tra le più ricche di sapore. Gli ingredienti sono cipolla, pomodoro, acqua, olio extra vergine di oliva, sedano, carote, basilico, pane casalingo raffermo abbrustolito, pecorino grattugiato e un uovo.

Oppure affascinante è anche immaginare una bella zuppa di legumi che erano regolarmente usati dagli etruschi.

Di secondo, dato che sicuramente, i nostri protagonisti erano facoltosi, si può pensare alla cacciagione. Gli etruschi apprezzavano soprattutto la carne di suini e cinghiali, molto amati anche dai Romani.

E finiamo, tamto per star leggeri, con un dolce particolarissimo, l’antenato  della pastasciutta e delle frappe o chiacchiere di Carnevale odierne: i maccheroni dolci con miele e noci. Un dolce proprio di orgine etrusca e poi usato anche in epoca romana, quando questi maccheroni saranno chiamati crustula, che gli ambulanti nelle strade vendevano ai bambini. Si tratta di pasta fritta o fatta al forno coperta di miele e semi di papavero e a volte di noci. Catone nella sua famosa ricetta del timballo noto come placenta testimonia l’uso di questa pasta alternata a strati con ricotta e miele.

E allora brindiamo insieme ai nostri sposi, perché l’amore può durare davvero per sempre. CIN CIN

Informazioni utili per far visita agli sposi:

Museo Nazionale Etrusco di Villa Giulia

Aperto tutti i giorni, dalle 8.30 alle 19.30,
chiuso il lunedì, 1 GENNAIO, 25 dicembre
(La biglietteria chiude un’ora prima).

Costi:

Intero : Euro 8,00

Ridotto: Euro 4,00 (per cittadini dell’ Unione Europea tra 18 e 25 anni; per insegnati di ruolo nelle scuole statali)

Gratuito (Cittadini dell’ Unione Europea di età inferiore ai 18 anni o superiore ai 65 anni; Studenti e docenti delle Facoltà di Architettura e di Lettere (indirizzo Storia dell’arte; Dipendenti MBAC – Ministero per i Beni e le Attività Culturali; Guide Turistiche autorizzate dalla Regione Lazio nell’esercizio della propria attività; Appartenenti all’ ICOM; Gruppi scolastici con lettera della scuola).

 

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