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MOVING IMAGE IN CHINA: la poesia della Videoarte cinese al Museo Pecci (seconda parte)

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La videoarte, soprattutto ai suoi esordi, è sicuramente legata alla nascita dell’arte concettuale che aveva portato una rivoluzione profonda dei linguaggi. L’arte non è più separata dalla vita ma l’arte diviene la vita, anche nella sua principale condizione di svolgimento nel tempo.

“Baby Talk” (linguaggio infantile) di WANG GONGXIN (Pechino, 1960). Un lettino da neonato con le sbarre reclinate così possiamo affacciarci, come avevano fatto i personaggi proiettati. Sono i familiari mentre fanno i classici versini al piccolo e noi li possiamo vedere quasi con gli occhi di lui su di una letto di latte. Anche qui il movimento è quello della vita ma rivissuto come al rallentatore per fermare attimi che invece scappano velocemente. Un omaggio dell’artista al fatto che era appena divenuto padre è un’opera di grande importanza perché, oltre ad essere di grande effetto è stata la prima video installazione ad utilizzare un video proiettore. Siamo nel 1994. Il lavoro di Wang Gongxin non segue una linea narrativa ma descrive un momento rubato al tempo. Wang non commenta mai né descrive le sue opere ma ci lascia completamente liberi di meravigliarsi di fronte a loro.

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MOVING IMAGE IN CHINA: la poesia della Videoarte cinese al Museo Pecci (prima parte)

Benvenuti alla prima grande mostra sulla storia della videoarte cinese, realizzata in collaborazione con il Minsheng Art Museum di Shanghai. Il titolo è “Moving Image in China” e appare subito interessante l’iseazione di una tale mostra proprio in una città come Prato, così densamente abitata dalla popolazione cinese. Ancora una volta il Museo Pecci si trova ad essere un importante veicolo di confronto culturale dai risvolti veramente affascinanti. In particolare si vuole affrontare la storia del Moving Image (letteralmente Immagini in movimento) che da noi si tradurrebbe meglio con storia dei “New Media”, cioè dei nuovi mezzi che partono dalla nascita del video fino ad arrivare all’immagine digitale e all’animazione. Quindi la nostra mostra segue un ordine cronologico che parte da una data precisa, il 1988, data di nascita della videorate in Cina. E già qui abbiamo una sostanziale differenza con l’Occidente, dove non esiste un anno preciso cui riferire la nascita di questo nuovo linguaggio, né sappiamo chi lo portò di fatto per primo avanti, sappiamo però che le prime esperienze sono degli anni 60. Quindi si vede già uno scarto tra l’Occidente e la Cina per la nascita della videoarte di circa 25 anni, quindi di una generazione. Questo dovuto anche alla situazione politica della Cina contemporanea. E facciamo allora un brevissimo quadro strorico, che vedremo ci tornerà molto utile. Alla metà del ‘900 ci fu la Repubblica Popolare Cinese di Mao Zedong ed un controllo forte sulla popolazione; scrittori e intellettuali in particolare dovevano affrontare rigidi controlli ideologici. Tutta questa situazione si accentuò tra il 1966 e il 70 con la Rivoluzione Culturale e l’uscita del famoso Libretto Rosso di Mao, il quale sancì la definitiva vittoria del Partito Comunista: ogni forma di opposizione fu duramente combattuta dalle Guardie Rosse. É solo alla fine degli anni 80 che le politiche culturali si fanno meno rigide e agli artisti è concesso di confrontarsi con le opere occidentali. In particolare 2 furono i centri più aperti all’esterno, dove gli artisti potevano reperire testi sulle avanguardie europee: l’Accademia Centrale di Belle Arti di Pechino e l’Accademia del Zhejiang ad Hangzhou, divenendo due centri fondamentali per la nascita della nuova cultura.

Ma torniamo alla data dalla quale prende avvio il nostro viaggio: il 1988, la nascita della videoarte, il padre fu Zhang Peili e il video in questione è 30×30. Ma andiamolo a vedere…

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Peili ZHANG 張 培力, 30X30 (Screenshot), 1988, single channel video installation, 32 minutes and 9 seconds

30×30 è la dimensione dello specchio che Peili (1957 Hangzhou)rompe e restaura, reincollando pezzettino per pezzettino pazientemente per poi rirompere e restaurare in un’azione infinita registrata da una telecamera fissa. Il filmato dura 180 minuti, tempo massimo consentito allora ad una registrazione video. L’opera fu mostrata per la prima volta alla mostra “The China Avant-Garde” del 1989, che fu di fatto la prima esposizione d’arte non ufficiale organizzata col consenso delle autorità. Insegnante per 22 anni e poi preside del Dipartimento dei New Media alla China Academy of Fine Arts, l’istituzione artistica più importante del Paese, Peili commenterà la sua opera 18 anni dopo la sua realizzazione. “Volevo creare un lavoro estremamente noioso”, dice, e già con questa frase ci troviamo di fronte a quella che è l’essenza di questa nuova forma d’arte legata al video: la dimensione temporale e il costante stimolare la pazienza e la curiosità nello spettatore. Ci aspettiamo sempre che succeda qualcosa da un momento all’altro e poi…?

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Alla scoperta della meccanica delle cose

Quando abbiamo un figlio o abbiamo a che fare con bambini piccoli, spesso ci sorprendiamo della facilità con la quale si interessano alle cose più semplici. Non serve loro chi sa quali giochi comprati e impacchettati, hanno bisogno solo di fare esperienze pratiche con oggetti che trovano e richiamano la nostra attenzione per accompagnarli alla meravigliosa scoperta della vita.

Gli acchiappini: che mondo magico e colorato! Un semplice oggetto che affascina per la forma, per i colori e per la “meccanica”. Cosimo, mio figlio, è sempre stato incuriosito dall’azione di stendere i panni. Io non ci facevo molto caso ma in realtà lui studiava proprio il movimento delle mani.

Beh, dopo un attento studio di settimane, se ne sono visti i frutti. Adesso Cosimo riesce ad aprirli e ad appinzare oggetti: ne ha compreso il funzionamento. E’ allora che gli ho proposto un semplice bastoncino di legno che ho colorato a tempera per rendere più carino. Senza neanche dirgli niente l’ho ritrovato tutto pieno di acchiappini.

I bambini fremono per capire il senso delle cose, ricercando in conutinuazione esperienze dirette con gli oggetti. Gli adulti spesso tolgono di sotto mano oggetti che reputano pericolosi o non adatti, ma in realtà più che ai giochi preconfezionati i bambini sono interessati alla scoperta del mondo e, anche se non ce lo possono chiedere, sono sempre pronti ad ascoltare nuove spiegazioni. Chiaramente tutto questo presuppone di giocare e scoprire insieme a loro, quindi i giochi “sicuri” lasciateglieli per quando avete da sbrigare qualche faccenda ma prendetevi un momento dedicato all’esplorazione. C’è davvero da imparare dai nostri figli, è letteramento uno scambio reciproco. Ecco che allora si impara anche noi a “rinnammorarci” del nostro mondo.

Per esempio noi, in una delle nostre esplorazioni esterne, abbiamo trovato questo bellissimo ed enorme dente di leone. Anche questo ha una meccanica fantastica nella sua perfetta geometria . Già quelli più piccoli a Cosimo piacevano perchè ha capito che ci si poteva soffiare sopra e, come per magia, le componenti volavano, leggere come tante fatine. Anche con questo esemplare gigante Cosimo ha provato per un pò a soffiarci ma non accedeva niente; è comunque rimasto affascinato dal fatto che le parti non volavano via perché questo dente di leone è più grande e più forte.

Che giornata intensa di emozioni…