Con quello che resta

Oggi lavoriamo sul materiale quasi esaurito dei tubetti di colore a olio. Un senso di fastidio misto a ansia di non sapere come fare invade il Sig. D. Può capitare alla vista di un accumulo di tubetti quasi esauriti e magari spremuti malamente. La vista di questa condizione del materiale pittorico può inibire la creazione e la voglia di fare. Quindi oggi decidiamo di giocare con la bellezza del materiale che esce dal tubetto quasi esaurito, quello che resta, che si manifesta all’improvviso, inaspettatamente quando si inizia a entrarci in contatto, quando si decide di andare oltre la superficie e l’apparenza di un materiale che sembra da buttare via. I difetti del materiale possono diventare veri punti di forza che ridanno nuova voglia e nuovi spunti di riflessione sulla bellezza degli strumenti con cui facciamo arte.

E così spremiamo dal fondo del tubetto, lisciandone la superficie via via ed ecco che da questo lento e costante movimento delle mani, il colore esce anche tutto insieme in una volta, formando evoluzioni e forme nello spazio. Ci fermiamo ora divertiti a osservare le forme emerse: uno scivolo, un senso di libertà e di compiutezza. Quella forma diventa un nuovo inizio per nuove idee sull’uso del colore.

Perché a volte i materiali ci mettono alla prova, ci inibiscono come può succedere davanti a un foglio bianco ma se iniziamo a conoscerci e a metterci in relazione, il materiale ci parla e le mani iniziano a muoversi da sole mosse da un naturale e istintivo bisogno di sperimentare.

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