L’amore per la natura di Gentile da Fabriano

Molto spesso guardiamo le opere d’arte in maniera superficiale, limitandoci a considerare, per lo più frettolosamente, i personaggi in primo piano senza far viaggiare lo sguardo tra i migliaia di particolari che si snodano nello spazio. Oggi sarà un vero e proprio “viaggio visivo” che faremo attraverso una delle opere più famose dell’altrettanto famoso Gentile da Fabriano. L’occasione ci viene data dalla mostra che si trova agli Uffizi dal titolo: “Bagliori dorati. Il Gotico Internazionale a Firenze. 1375-1440”, fino al 4 novembre 2012. La mostra ci offre la possibilità di godere di opere, oltre di Gentile, anche dei maggiori interpreti di quel periodo artistico conosciuto principalmente con il nome di “Gotico Internazionale”.

L’opera dalla quale partiamo è anche da molti indicata come possibile inizio dell’attività di Gentile da Fabriano: la tavola con la Madonna col Bambino, i santi Niccolò, Caterina e un donatore, dipinta per la chiesa di Santa Caterina in Castelvecchio a Fabriano e conservata oggi alla Gemäldegalerie di Berlino.

La nostra osservazione inizia, come di consueto, dai personaggi che Gentile decise di ritrarre…

Si è detto che quest’opera documenta forse l’inizio della carriera dell’artista, questo perché mancano completamente documenti che trattano della sua giovinezza, a partire dalla data di nascita che la maggior parte dei critici riporta al 1370. La tavola di Berlino fu probabilmente realizzata tra il 1395 e il 1400 e non è sicuro nemmeno a chi era destinata. Il simbolo ai piedi del donatore, una croce su di un cerchio attraversato da raggi dorati, sarebbe da collegare alla pratica della mercatura. Se il donatore allora fosse un mercante, si potrebbe fare il nome di Ambrogio di Bonaventura, che insieme al figlio Ludovico aveva una florida azienda attiva nel commercio della carta, proprio operante a Fabriano, terra natale del nostro Gentile. Tale simbolo mercantile potrebbe riferirsi però anche al padre dello stesso Gentile che era un mercante: Niccolò di Giovanni. La tesi è ancor più suggestiva se si pensa che dopo essere rimasto vedovo, dal 1385, quest’ultimo visse proprio nel convento beneficiario dell’opera del figlio.

Per quanto riguarda lo stile di Gentile, chiaramente molti elementi rimandano alla tradizione tardogotica, come il ritmico cadere delle pieghe dei panneggi in linee sinuose; ma tra questi si insinua una nuova ricerca naturalistica, di un fresco realismo. A darcene prova è, primo fra tutti, il Bambino, così esile mentre compie il consueto gesto benedicente verso il committente, ma così spontaneo, mentre con un braccio va a cercare il collo della madre. Una naturale affettuosità che per esempio manca in altre opere dello stesso Gentile come la Madonna col Bambino e due angeli, realizzata con tutta probabilità alla fine del primo decennio del ‘400.

Gentile da Fabriano – Madonna con Bambino e due angeli, Tempera su tavola – 61×46 cm – Tusla, Oklahoma, Philbrook Art Center (Kress)

Questa nuovo interesse per una ricerca di naturalezza non poteva non interessare la rappresentazione di una madre col suo piccolo. Sarà prprio da lì in avanti che questo intersse si intensificherà per tutto il ‘400, tanto da divenire in molti casi l’unico protagonista. Questo si vede per esempio nellla Madonna col Bamnbino di Jacopo Bellini: non vi sono rappresentati altri personaggi e tutta l’attenzione dello spettatore viene concentrata in quel meraviglioso e così naturale gesto d’affetto che è il vero protagonista dell’opera.

Jacopo Bellini, (1450 ca.) Madonna col Bambino, Tempera su tavola 97x71cm – Accademia di Venezia

Ritornando all’opera di Castelvecchio di Gentile da Fabriano, tra gli altri elementi interessanti di grande naturalezza, notiamo il gesto della mano in scorcio di san Nicola, che sembra uscire dal dipinto. Si tratta di un procedimento illusionistico che venne messo a punto meglio in opere successive dallo stesso pittore, come la Pala Strozzi.

Gentile da Fabriano – Adorazione dei Magi, detta Pala Strozzi, (1423) tempera, oro e argento su tavola, 203×282 cm – Galleria degli Uffizi, Firenze

In quest’ultima opera vediamo infatti una nuova concezione spaziale, per esempio nelle plastica posa dei due cavalli a destra del corteo. L’opera è anche molto importante per la ricostruzione cronologica dell’attività di Gentile perchè reca la data della realizzazione insieme alla firma dello stesso artsta: “OPVS GENTILIS DE FRABRIANO M CCCC XX III MENSIS MAIJ”.

Altri elementi resi con una nuova sensibilità nell’indagare le differenze materiche degli oggetti rappresentati, sono i tessuti ed i gioielli. Cercando questi ultimi nella composizione di Castelvecchio, non si può non notare le spille che reggono i manti della Vergine e di San Nicola, le cui forme, associabili a composizioni floreali, si possono ritrovare negli esemplari giunti fino a noi prodotti dalle botteghe orafe del tempo. Sfarzo sottolineato ancor più dalle ricche vesti, a partire da quelle da vera principessa dell’epoca di Santa Caterina d’Alessandria, fino ad arrivare al Bambino, avvolto da Maria in un panno foderato di morbida pelliccia, realizzato attraverso un particolare procedimento pittorico composto da tante sfumature diverse, ovattate e delicatissime, anche queste tipiche del pittore.

Andando ancora oltre queste prime curiosità verso l’identificazione dei protagonisti e lo stile dell’artista, lo sguardo ecco che incontra la bella resa della natura: il prato fiorito, le piante, la riproduzione fedele dei due gigli in primo piano, ai lati del trono. Tale fiore, da sempre associato all’idea di purezza della Vergine (tanto che è divenuto simbolo mariano anche se nasce come attributo di San Giuseppe), è spesso presente in opere dove c’è la Vergine ma Gentile lo rappresenta in maniera molto realistica, riproducendo col pennello amorevolmente tutti i minimi particolari.

Anche la resa dei tessuti, come abbiamo accennato, è incredibile; essi riprendono i giochi di forme e colori della natura e si trovano rappresentati con la stessa intensità in tutte le opere dell’artista.

Gentile da Fabriano – Madonna col Bambino detta Madonna dell’Umiltà – (Anni 20 del XV sec.) Tempera su tavola 54×41 cm – Pisa Museo Nazionale di San Matteo

Gentile da Fabriano fu un vero maestro in questo, rivelando sicuramente un gusto tipico di quella fase, il Gotico Internazionale, che fu anche chiamato non a caso “Gotico Fiorito”. Nello spiccato gusto decorativo, questo periodo artistico, ha proprio la caratteristica preminente di puntare l’attenzione sulla resa di piante e animali e tale mondo naturalistico, così variegato e curioso, ha permesso agli artisti di quella generazione di indagare minuziosamente colori e forme. Ritornando all’opera di Castelvecchio, il prato fiorito, le specie vegetali indagate con grande cura, i due alberelli, tra le cui fronde si trovano serafini brulicanti che suonano, richiamano, anche piuttosto esplicitamente, opere miniate dell’artista milanese Giovannino de’ Grassi e della sua importante bottega.

Miniatore della scuola si Giovannino de Grassi (Fine XIV sec.) Libro d´ore Isabella di Castiglia. Ms. 76 F. 6. Motivo decorativo, L´Aja, Koninkliske Bibliotheek.

Informazioni utili per saperne di più sul Gotico Internazionale:

Mostra “Bagliori Dorati. Il Gotico Internazionale a Firenze 1375-1440”

Curatori della mostra:
Antonio Natali, Enrica Neri Lusanna, Angelo Tartuferi

Galleria degli Uffizi dal 19 giugno al 4 novembre 2012

Orari: Da martedì a domenica, ore 8,15-18,50
Chiusura: tutti i lunedì, Capodanno, 1° maggio, Natale.

Biglietti:

Biglietto intero: € 6,50
Biglietto ridotto: € 3,25
Biglietto gratuito
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In occasione della mostra Bagliori dorati il prezzo del biglietto intero sarà di € 11,00 e € 5,50 il ridotto.

Per maggiori informazioni “Firenze Musei”:

Tel. +39 055.294883

[email protected]

 

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