Occhi e trucchi creativi per combattere l’ansia

L’artista Timothy Hyunsoo Lee crea intricate sculture di carta. Una delle sue opere di maggiore impatto è la sua installazione “Gookeyes”, che si trova a Brooklyn. Si tratta di semplici pezzi di carta bianca, piegati e stropicciati, che però sprigionano una fortissima energia attraverso il particolare del volto umano che è maggiormente comunicativo e relazionale: gli occhi. Ogni foglio ha degli occhi dipinti ad acquerello, realistici nelle loro carica emotiva: occhi arrossati come dopo un pianto, occhi impauriti, occhi che non sanno dove guardare, occhi che non riescono a dormire, occhi che cercano l’altro o che ne hanno timore…

Timothy Hyunsoo Lee è sia sculture che pittore e, in quest’opera, crea un dialogo molto forte fra i due mezzi artistici.

La sua è una ricerca che tenta di catturare poeticamente il passaggio del tempo, fermare la memoria, l’istante fuggevole di un incontro. L’idea di catturare dei momenti dello scorrere della vita è affascinante. A volte non si ricordano eventi che si vorrebbero rivivere con tutte le nostre forze e invece ci ricordiamo uno sguardo di uno sconosciuto incontrato per caso. Sguardi incrociati per la frazione di un secondo e poi mai più.

L’artista dice: “Una visione più ravvicinata di ogni elemento rivela che ogni segno è un momento catturato, pieno di peso emotivo. Immerso in un mare di momenti, lo spettatore sperimenta contemporaneamente lo scorrere e il fermarsi del tempo”.

Timothy Hyunsoo Lee è nato nel 1990 a Seoul, in Corea del Sud, cresciuto a New York City, attualmente vive e lavora tra New York e Madrid, in Spagna. Si laurea in neuroscienze, disegno e biologia dello sviluppo alla Wesleyan University (Middletown, CT, USA). Lascerà la clinica per dedicarsi all’arte sostenendo: “Mi ha colpito il fatto che le competenze che stavo sviluppando per lavorare in un ambiente medico mi si adattavano meglio in un contesto di arte visiva“.

L’artista vive in prima persona il tema dell’immigrazione, lo sradicamento, la ricerca delle proprie radici, della propria identità, la condizione di transitorietà dell’esistenza umana.

La tecnica pittorica utilizzata dall’artista è l’acquerello; con essa inizia ad esplorare il tema delle ansie infantili. Lo stesso artista ha sofferto attacchi di panico e disturbo d’ansia fin dalla sua infanzia, nel contesto della sua personale vicenda di migrazione, che gli ha portato una profonda sensazione di perdita della propria identità. Invece di permettere a ciò che si è sviluppato nel Disturbo Ossessivo Compulsivo di inibire la sua capacità di esprimersi alla società, Timothy lo ha utilizzato per creare e comprendere più profondamente sé stesso. Da questa ricerca interiore sono scaturite opere d’arte, che lui stesso chiama “strutture di salvezza”, che hanno dato forma agli stati d’animo, ordine al disordine interiore, “manipolando”, come dice l’artista stesso i suoi “disturbi psicologici” nel suo processo creativo.

Per decenni gli psicologi hanno studiato la correlazione tra creatività e malattia mentale. Nella maggior parte dei casi la creatività aiuta enormemente. La persona che pensa di essere costantemente inadeguata all’interno della società e incapace di relazionarsi con gli altri, può trovare giovamento nel processo creativo.

Per Timothy questo processo vive all’interno di quelle che chiama “sessioni”. Le nevrosi vengono incanalate e trovano sfogo in un lavoro che occupa molto tempo: fino a 24 ore senza fermarsi. Egli da forma e poesia al senso di frammentarietà e lacerazione, trovando una ricomposizione.

Oltre al tempo, al processo, è la ripetizione di un gesto il metodo trovato dall’artista per superare la sua ansia. Le composizioni sono fatte di piccoli pezzi conteggiati. Migliaia di frattali, dipinti a mano con l’acquerello che pazientemente Timothy taglia, uno per uno, con il taglierino.

“Molte persone chiamano le forme nei miei quadri diamanti o scale, ma mi sono sempre riferite a loro come celle perché sono state ispirate dal lavoro di laboratorio a scuola.”

Ispirandoci a Timothy Hyunsoo Lee abbiamo osservato gli occhi, la loro carica emotiva e comunicativa, quanto riusciamo a esprimersi anche solo con essi. In questi giorni, costretti dalla situazione Corona Virus, indossiamo mascherine per uscire e le relazioni con gli altri sono fortemente limitate dal rischio contagio. Ci guardiamo come mai ci siamo guardati prima, incentrando tutta la comunicazione negli occhi.


Con fogli A4 abbiamo osservato gli occhi, come sono fatti, e ci siamo divertiti a fare delle facce buffe, trasformando il nostro viso e le nostre espressioni. Dall’osservazione ravvicinata ci sono rimaste impresse le venoline rosse che attraversano gli occhi, le immagini che possiamo vedere dentro gli occhi dell’altro o nei nostri usando uno specchio. Abbiamo poi stropicciato i fogli, li abbiamo modellati e son apparse forme come mascherine sul volto dei nostri personaggi o diventate lunghe barbe o buffi cappelli.

Gabriele (5 anni) Interno dell’occhio con la visione di un’automobile fuori dalla finestra. Le linee sono le venoline dell’occhio che lo hanno tanto incuriosito


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