Ammettiamolo tra noi: a volte il momento dei compiti è un vero campo di battaglia. Ci si rode il fegato, la frustrazione sale e ci sembra di perdere tempo prezioso mentre i nostri figli si trascinano da una stanza all’altra, rimandando l’inevitabile. Sentirsi esausti è normale, soprattutto quando abbiamo mille altre cose a cui pensare.
Ma se vi dicessi che esiste una strategia – non una formula magica, ma un esercizio di esplorazione creativa – per trasformare questo blocco in un momento di scoperta da condividere con i vostri figli?
Fermatevi, chiudite gli occhi e respirate insieme
Il segreto non è urlare più forte, ma fermarsi. Serve prendersi un po’ di tempo per mettersi nella condizione di esplorare insieme ai propri figli. L’esercizio che vi propongo oggi si basa sul focalizzare e visualizzare che a me è tornato molto utile: a volte, è proprio a occhi chiusi che si iniziano a vedere le cose con più chiarezza.
- La respirazione: Iniziate insieme. Inspirate dal naso gonfiando la pancia come foste un palloncino, espirate piano dalla bocca. Immaginate che insieme all’aria esca tutto lo stress accumulato.
- Il bivio: Visualizzate due strade.
- La strada del “non far nulla”: la più semplice, che però non porta a nessun risultato.
- La strada complessa: quella faticosa, che però permette di afferrare il traguardo (i compiti finiti!).

Provate a descrivere queste strade nei minimi dettagli. Mio figlio mi ha raccontato che la strada del “non fare” portava a una porta che, una volta aperta, rivelava solo buio. L’altra strada portava alla luce, ma percorrerla era difficilissimo: bisognava muoversi come un equilibrista per non cadere in un terreno di spine appuntite.
La cosa straordinaria è stata vedere come, dopo questa visualizzazione e narrazione, sia nata in lui l’esigenza di disegnare questo percorso. Disegnando, quegli ostacoli astratti hanno preso forma e, finalmente, hanno avuto un nome: la difficoltà di concentrarsi e la fatica nel capire le cose per bene.
L’arte come strumento potente per trovare strategie

La vera sorpresa è arrivata quando, guardando il suo disegno, mio figlio ha trovato da solo le soluzioni per superare quegli ostacoli:
- Pause di vera qualità: Ha capito che servono momenti di stacco, ma che vanno usati bene.
- Svuotare, non riempire: Ha intuito che la pausa deve servire a “svuotare la mente” e non a riempirla con altro che affatica, come il cellulare.
- Lo sguardo oltre: La sua strategia vincente? “Meglio guardare fuori dalla finestra”, mi ha detto. Un gesto semplice per rigenerare l’attenzione senza sovraccaricarsi.
Perché tutto questo funziona?
L’arte ha permesso a un bambino di fare un lavoro di auto-analisi che a parole sarebbe stato impossibile. Una volta che l’ostacolo è disegnato e nominato, smette di essere un “capriccio” e diventa un problema tecnico da risolvere.
Il consiglio in più: Non cercate la perfezione estetica. L’obiettivo non è fare un bel disegno, ma usare il disegno come una bussola per orientarsi nel caos delle emozioni.
E voi? Avete mai provato a usare la fantasia per sbloccare un pomeriggio difficile? Raccontatemi la vostra esperienza nei commenti!